
I nostri amici protozoi sono i veri protagonisti delle vostre scorribande microscopiche.
Essi costituiscono un gruppo molto vario di piccoli animali: se ne conoscono almeno 40.000 specie diverse. Comparvero
sulla terra almeno due miliardi di anni or sono, come dimostra il ritrovamento di alcune forme fossili così
antiche. Del resto, il nome stesso "protozoo" significa "primo animale".
Un tempo erano considerati un singolo gruppo del regno animale, ma oggi sappiamo che comprendono gruppi diversi
riuniti nel Regno dei Protisti. Essi misurano, di norma, poche decine di micron (l'unità di misura del
microscopista che corrisponde ad un millesimo di millimetro), in qualche caso anche più di cento; tuttavia, il
gigante del gruppo, il ciliato d'acqua dolce spirostomum, può raggiungere la lunghezza di tre millimetri,
quindi è facilmente visibile ad occhio nudo.
I protozoi vivono un po' dappertutto: si trovano in tutti gli specchi d'acqua, nel mare, nel terreno, nei luoghi
umidi ed alcuni possono essere parassiti dell'organismo umano, talvolta innocui, in altri casi agenti di malattie.
Per esempio, alcune specie d'amebe si trovano perfettamente a loro agio nella nostra bocca, senza che ciò abbia
particolari conseguenze per noi. Altre, soprattutto nelle regioni tropicali, provocano malattie. Quelle che troveremo
nelle acque stagnanti non costituiscono pericolo ed anzi, ci permetteranno di assistere al magnifico spettacolo della
loro mutevole forma, saranno le vere regine delle nostre osservazioni.
I protozoi sono costituiti da una sola cellula che svolge tutte le funzioni vitali, dalla respirazione, al
nutrimento ed alla riproduzione.
All'interno della cellula dei protozoi c'è un piccolo nucleo che contiene il codice genetico per la
riproduzione. Essa avviene, di solito, per scissione binaria di un organismo preesistente, ma spesso è dato di
vedere l'unione sessuale di due organismi che così si scambiano il proprio codice genetico, per poi tornare a
replicarsi attraverso il fenomeno della scissione.
La classificazione dei protozoi è una cosa molto complessa, da riservare agli specialisti.
Semplificando, ci limiteremo alla seguente suddivisione in cinque classi:
Il paramecio
Possiamo considerarlo la "prima donna" nel teatro del microscopio. È uno dei protozoi più
comuni; la sua fotografia non manca mai nei libri scolastici ed è conosciuto anche da chi non hai mai posto occhio al microscopio. È molto facile trovarlo nelle acque stagnanti, tanto che sono molto rari i campioni di
liquido dove non ve ne sia almeno uno.
Il paramecio è un piccolo protozoo appartenente al gruppo dei ciliati. Le sue dimensioni sono, su scala
microscopica, relativamente cospicue potendo raggiungere e superare un decimo di millimetro. In condizioni di luce
favorevole può essere visto ad occhio nudo come un piccolissimo punto bianco.
Esso è formato da una sola cellula che, nella specie paramecium caudatum, ha la forma di una suola di scarpa. Il corpo è completamente coperto da ciglia da cui l'appartenenza alla classe dei ciliati. Al microscopio si possono vedere solo quelle laterali che sporgono dalla cellula. Esse si muovono avanti e indietro come remi, facendo così nuotare l'animaletto. Mentre procede, il paramecio ruota su se stesso lungo l'asse maggiore. Quando incontra un ostacolo, le ciglia invertono il loto moto facendolo indietreggiare diagonalmente e cambiando la direzione.
All'interno del paramecio sono visibili due vacuoli di forma sferica che hanno la capacità di contrarsi. Essi hanno lo scopo di regolare la pressione interna della cellula e di espellere il cibo non digerito. Ci sono anche numerosi altri vacuoli che svolgono funzioni digestive. Ma gli organi più importanti sono il macro ed il micro nucleo. Contengono il patrimonio genetico e sono preposti alla riproduzione.
Quando il paramecio è pronto, i due nuclei si dividono, i semi-nuclei migrano ai lati della cellula che comincia
a restringersi in senso trasversale assumendo la forma del numero otto. Poco a poco, la strozzatura diviene sempre
più marcata finché si sviluppano due parameci identici a quello iniziale.
I due animali nuotano in coppia mentre il legame che li unisce diviene sempre più sottile fino a spezzarsi del
tutto. A questo punto, i due animaletti iniziano una vita indipendente presto saranno pronti, a loro volta, per
una nuova riproduzione. Tutto questo può essere seguito nel corso di una seduta di osservazione. Dovrete solo
avere l'accortezza di aggiungere una piccola quantità di acqua per evitare che la vostra goccia si essichi
completamente. Proverete l'emozione di essere testimoni della vita che nasce!
In alcuni casi, i parameci si uniscono a due a due. Restano accoppiati per molte ore in un processo detto
"coniugazione", nel corso del quale non nascono nuovi individui, ma avviene uno scambio del patrimonio
genetico da uno all'altro. Quando si separano, gli animaletti interessati tornano alla vita di sempre ed alla consueta
riproduzione per scissione. Molto probabilmente, la coniugazione è un accorgimento
che la natura ha adottato per assicurare alla specie la maggiore variabilità genetica e, con essa, maggiori
opportunità di sopravvivenza. I parameci si nutrono prevalentemente di batteri che spingono, grazie alle ciglia,
verso un'apertura detta citostoma.
Coltivare una coltura di parameci nel laboratorio domestico è molto semplice; basta aggiungere qualche pezzetto
di cavolo navone essicato o una goccia di latte ogni due, tre giorni. I parameci si muovono molto velocemente, quindi
è molto difficile seguirli nel campo del microscopio. Un accorgimento utile per aggirare l'ostacolo è di
aspettare che la goccia d'acqua evapori un po'. Allora gli animaletti cominceranno a nuotare sempre più
lentamente fino a fermarsi del tutto. Quello sarà il momento migliore per esaminarli con attenzione. Sarà
allora possibile vedere bene il nucleo e le contrazioni ritmiche dei vacuoli. Inoltre, potrete spingere il vostro
microscopio al massimo ingrandimento per osservare meglio i minimi dettagli.
Le amebe
Quando, per la prima volta, vi capiterà di vedere un'ameba, non crederete ai vostri occhi. Essa è,
infatti, un animaletto straordinario e strano.
Nel mondo "normale" non esiste un essere viventi cui paragonarla. Sembra una goccia di gelatina che scivola
lentamente sulla superficie di un vetro. È costituita da una sola cellula e le sue dimensioni, variabili da
specie a specie, sono molto ridotte, pochi micron per le più piccole, alcune decine per le più grandi. La
caratteristica principale di questo curioso essere vivente è che la forma del suo minuscolo corpo varia
continuamente. Può presentarsi rotondeggiante, poi assumere la forma di una medusa per diventare, pochi secondi
dopo, molto simile alla clava del mitico Ercole. Essa si muove estroflettendo delle appendici d'aspetto tentacolare
chiamate pseudopodi, cioè "falsi piedi", con i quali
si muove alla ricerca di cibo. Si nutre di batteri, alghe e piccoli animali. Quando incontra qualcosa di buono da
mangiare, circonda l'oggetto delle sue attenzioni con gli pseudopodi, ingloba la preda e, lentamente, l'assorbe: gli
scienziati direbbero "la fagocita". Le parti non digerite vengono poi espulse.
L'ameba vive nell'acqua, nei luoghi umidi, sul terreno, sulla corteccia degli alberi e, cosa che non vi farà
troppo piacere, sui vostri denti, ove "pascola" in ... mandrie molto numerose. Alcune amebe dei paesi
tropicali possono causare una malattia detta, per l'appunto, amebiasi.
Non è detto che possiate fare la conoscenza con questo eclettico personaggio, con molta facilità. A volte
passano settimane senza che si riesca a vederne una, ma quando capita la goccia fortunata, allora il divertimento
è assicurato.
L'osservazione è agevole perché l'ameba si muove molto lentamente. La difficoltà maggiore
è data dal fatto che, essendo relativamente trasparente, si presenta con poco contrasto rispetto allo sfondo.
I microscopisti esperti la rendono ben visibile facendole assorbire delle sostanze coloranti o utilizzando un
particolare microscopio detto "a contrasto di fase". Le probabilità di osservare un'ameba aumentano se
si ha cura di raccogliere con l'acqua anche un po' di limo presente sul fondo degli stagni o raschiando la superficie
dello stelo delle piante acquatiche.
Le tecamebe
Le tecamebe sono parenti strette delle amebe dalle quali si differenziano perché vivono sotto una specie di
rotonda conchiglia ad una sola valva, la cui forma ricorda un vetrino da orologio. Alcune specie rinforzano la teca
includendovi vari materiali raccolti nel loro ambiente. Sono animali unicellulari e predatori; cacciano flagellati,
batteri, diatomee e ciliati. Oltre a vivere in acqua dolce (sono poche le specie marine), abitano sul terreno umido e
nei muschi. È abbastanza frequente trovare le teche vuote perché esse sono molto resistenti. Le loro
dimensioni variano da una ventina a duecentocinquanta micron. Quindi, sono facilmente osservabili.
Il coleps
Al pari dell'eliozoo, anche il coleps è un famoso predatore delle acque stagnanti. È un animaletto
facilmente riconoscibile perché ha una forma caratteristica che ricorda una botte o un ananas. Le sue dimensioni
tipiche sono comprese tra i 55 ed i 65 micron. La forma a botte è data dalla sua corazza.
Nuota molto velocemente ed è facile trovarne gruppi assai numerosi. Fondamentalmente è un cacciatore di
ciliati, ma non disdegna animali morti, anche della sua stessa specie. Noi lo abbiamo visto attaccare, anche se senza
successo, delle euglene o delle amebe. Può cacciare da solo od in gruppo. Quando ha catturato una preda, ad una
delle estremità compare
una larga apertura boccale, ampia come il diametro del suo corpo e ricca, ai bordi, di organelli triangolari molto
affilati, simili ai denti di una sega. Ruotando su se stesso, il coleps strappa pezzi del corpo della vittima che,
rapidamente, inghiotte. Nel microcosmo delle acque stagnanti è uno dei predatori più temibili. A nulla
valgono le tricocisti, piccoli dardi "sparati" dalle sue vittime preferite, i parameci. Esse risultano
innocue sulla dura corazza del nostro cacciatore.
Lo stentor
Un curiosissimo ospite delle acque stagnanti è lo stentor. Si tratta di un grosso ciliato che usa sia per nuotare che per procurarsi
il cibo. È dotato di una caratteristica che non mancherà di attirare la vostra attenzione: può
variare aspetto passando da una forma sferica a quella di una lunga tromba (proprio come lo strumento musicale). Le sue
dimensioni non sono costanti, potendo variare da 200 - 400 micron fino a raggiungere uno - due millimetri. Lo potrete,
quindi, osservare con piccoli ingrandimenti, usando quelli maggiori per mettere in risalto il suo bellissimo apparato
ciliare od il lungo nucleo, sede del suo patrimonio genetico, costituito da una lunga catena di elementi ovoidali che
ricorda una collana di perle. Vi ve in acque contenenti molte sostanze nutritive. Spesso si fissa con la sua parte
posteriore a vegetali o particelle sommerse. In alcune specie, per esempio nello stentor polymorphus, vivono
in simbiosi nell'endoplasma delle alghe chiamate zooclorelle, che gli donano un magnifico colore verde smeraldo.
Lo stentor igneus è caratterizzato da un colore che varia dal rosa intenso, quasi rosso, al rosa tenue.
Di colore grigio è, invece, lo stentor roseli. Quest'ultimo possiede un lungo nucleo,
inarticolato, a forma di nastro.
La vorticella
È uno dei protozoi più curiosi delle acque stagnanti; ne esistono molte specie diverse, tutte
caratterizzate da un forma a campana. Sono dotate di un peduncolo che ha la capacità di contrarsi a spirale ogni
qualvolta un oggetto estraneo le disturba. Si nutrono di batteri che aspirano con un movimento rotatorio delle
loro ciglia. Si possono trovare in colonie, ma esistono anche forme solitarie. La riproduzione avviene sia per
scissione, sia per via sessuale. In questo secondo caso, si staccano dal loro peduncolo, nuotando velocemente qua e
là con la parte posteriore in avanti.
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