Amici del Microscopio - Associazione





Un po' di storia

Gli anni a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo furono testimoni di una straordinaria rivoluzione. Uomini come Copernico, Galileo e Keplero gettarono le basi della scienza moderna, trasformando in maniera radicale il pensiero scientifico: non più la supina accettazione dei dogmi aristotelici immutati da secoli, ma l'osservazione e la sperimentazione alla base dell'indagine sul mondo che ci circonda.

Un contributo insostituibile venne anche dalla tecnica. È, infatti, di quell'epoca l'invenzione di due strumenti, il telescopio ed il microscopio, che ampliarono in maniera straordinaria le capacità dell'occhio umano. Alla fine del 1500, l'Olanda era famosa per l'abilità dei suoi maestri occhialai di lavorare le lenti e fu qui che vide la luce il primo e vero microscopio. Haus e Zacharias Janssen, esperti molatori, sapevano da tempo che un vetro, opportunamente lavorato, permetteva di ingrandire di alcune volte un oggetto osservato attraverso di esso. Combinando tra loro diversi tipi di lenti, scoprirono che questa capacità di ingrandimento poteva essere ulteriormente amplificata, ottenendo, al tempo stesso, un miglioramento nella definizione dell'immagine: avevano inventato il microscopio. Il loro primo strumento aveva una capacità di trenta ingrandimenti e permetteva di vedere bene cose che l'occhio umano riusciva a distinguere solo in misura molto confusa.

L'uomo che avrebbe compreso ed utilizzato le prerogative del microscopio nacque a Delft nel 1632: qui in una famiglia d'agiati borghesi vide la luce Anton van Leeuwenhoek. A quanto si sa Anton non doveva essere un uomo di cultura; si afferma che nella sua biblioteca ci fosse un solo libro: la Bibbia. E, tuttavia, egli non era uno sciocco. Disponeva di una vivacissima curiosità per tutto ciò che lo circondava, ma in particolare lo affascinavano le meraviglie del mondo dell'ottica. La sua attenzione si soffermò sulla capacità di alcuni vetri, opportunamente molati, di mostrare le cose assai più grandi che non ad occhio nudo. Così, cominciò ad osservare tutto ciò che gli capitava a portata di mano e la sua curiosità e meraviglia crescevano di giorno in giorno. Ma Leeuwenhoek era, al tempo stesso, un uomo testardo ed esigente. Le lenti che comperava non lo soddisfacevano pienamente; così, prese a frequentare i laboratori artigianali degli occhialai della sua città e, ben presto, acquisì la capacità di molare le lenti. In breve, i vetri prodotti nel suo piccolo laboratorio di dilettante divennero i migliori, i più precisi e perfetti lavorati in Olanda. Disponendo finalmente della qualità cui aspirava riprese ad osservare quanto lo incuriosiva, dalle foglie alle piante ai peli degli animali, dalle sezioni di legno alle ali degli insetti. Venuto a conoscenza del curioso strumento inventato dai suoi connazionali Hans e Zacharias Janssen, volle costruirne uno egli stesso e immensa fu la gioia quando scoprì che la sua nuova creatura era ben più potente e precisa delle sue, pur perfette, lenti di ingrandimento. Sezionò la testa di una mosca ed, estrattone il cervello, lo fissò sulla punta di uno spillo per esaminarne la struttura; studiò l'occhio di un bue, dedicò la sua attenzione agli insetti, a sezioni di legno ed a quanto altro attirava la sua curiosità. Comprese che le sue osservazioni avrebbero avuto valore solo se le avesse fissate sulla carta. Prese, perciò, l'abitudine di mettere per iscritto e disegnare quello che vedeva, ma solo dopo aver raggiunto la certezza di non aver commesso errori. A molti la sua attività risultava incomprensibile e Leeuwenhoek divenne oggetto dei loro lazzi; ma il grande ricercatore non se ne preoccupò più di tanto, continuando a proseguire per la sua strada. E così per anni lavorò in silenzio, ora deriso, ora ignorato dai suoi concittadini. Doveva, però, venire il gran giorno in cui Anton si sarebbe preso la rivincita sui suoi denigratori.

Disegni di batteri trovati nel tartaro della bocca nel 1692.

microrganismi osservati nelle feci di una rana nel 1693.

un ciliato disegnato da Leeuwenhoek, 1702 - 1703.

All'inizio del XVII secolo la scienza moderna, grazie soprattutto al metodo sperimentale introdotto da Galileo, stava facendo passi da gigante. L'opposizione conservatrice della Chiesa non poteva negare le evidenze scientifiche che si accumulavano giorno per giorno. Alcuni cultori delle nuove scienze sentirono il bisogno di creare un luogo dove incontrarsi, discutere, scambiarsi le nuove scoperte, cercando il modo più idoneo per trasmetterle agli altri. Nel 1603, a Roma, il marchese Federico Cesi fondò una società scientifica che chiamò Accademia dei Lincei. Mezzo secolo più tardi, in Firenze, ebbe breve ma gloriosa vita l'Accademia del Cimento. Nella prima metà del '600, alcuni "ribelli" della scienza, stanchi di dover accettare come oro colato ciò che aveva dettato Aristotele od era imposto dal Clero, avevano costituito una società scientifica che era stata battezzata "Il Collegio Invisibile". Quando Carlo II salì al trono di Inghilterra, fece si che il Collegio Invisibile uscisse dalla clandestinità, per assumere un ruolo di dignità e rispettabilità. Nacque così, nel 1662, la Royal Society; essa avrebbe rappresentato, per decenni, quel qualificato interlocutore che Leeuwenhoek cercava.

Un concittadino di Leeuwenhoek, Regnier de Graaf, già molto noto per i suoi studi sulle ovaie umane, si era presto iscritto alla Royal Society con la quale intratteneva un rapporto regolare di corrispondenza. Venuto a conoscenza delle ricerche del suo paesano, si recò a casa di Anton chiedendogli di poter guardare attraverso le lenti dei suoi microscopi; ciò che vide lo lasciò sbalordito: mai avrebbe pensato di trovarsi davanti a così tante meraviglie. Senza indugio scrisse alla Royal Society, invitandola a chiedere a Leeuwenhoek di rendere pubbliche le sue scoperte. Lo scienziato accolse con piacere il sollecito che veniva da uno dei più importanti consessi scientifici del tempo: Prese carta e penna e stese una lunga lettera sulle sue scoperte che intitolò "Relazione intorno ad alcune osservazioni fatte dal signor Leeuwenhoek, col microscopio da lui stesso costruito, sulla sporcizia della pelle, sulla carne, sul pungiglione delle api, ecc. ecc." L'interesse degli illustri membri della Society salì alle stelle e, nella lettera di ringraziamento che seguì, Leeuwenhoek fu invitato ad inviare delle regolari comunicazioni sulle sue ricerche: esse costituiscono una pietra miliare nella storia della microscopia.

Al momento della sua prima comunicazione scientifica, Leeuwenhoek non aveva, però, ancora fatto il passo più importante, quello gli avrebbe schiuso le porte di un nuovo, inimmaginabile e straordinario mondo, che gli avrebbe dato fama imperitura. Mise sotto le lenti del suo microscopio una goccia d'acqua di stagno e ciò che vide fu il più strano ed inaspettato degli spettacoli: decine di piccoli animali, mai vista prima da alcuno, nuotavano di qua e di là come pesci in un acquario. Ve ne erano di tantissime specie diverse tra loro e le forme avevano dell'incredibile! Per la prima volta nella storia della scienza, occhi umani avevano visto i protozoi. Un nuovo oceano di conoscenza si aggiungeva alla zoologia. Dopo i primi entusiasmi, lo spirito dello scienziato riprese il sopravvento su di lui. Intensificò le osservazioni; cominciò a raccogliere campioni d'acqua ovunque potesse e sempre ritrovò i suoi piccoli abitanti, finchè pensò di osservare l'acqua piovana. Ne raccolse una piccola ciotola di porcellana e, con sua grande meraviglia, vide che essa era perfettamente pura, non vi era nessuno degli organismi così frequenti in tutti gli altri raccolti. Conservò, però, l'acqua pura, lasciandola esposta all'aria ed ecco che, alcuni giorni dopo, anch'essa cominciò ad ospitare qualche piccolo protozoo.

Come si può immaginare, tutti erano interessati a conoscere i microscopi che così tante clamorose scoperte avevano permesso, ma Anton era gelosissimo, sia degli strumenti che delle sue tecniche di lavorazione. La Royal Society pensò di ottenere qualche concessione mandando in Olanda un suo incaricato, il dott. Molyneux, con l'autorizzazione ad offrire una cospicua somma di denaro per un esemplare di microscopio, uno delle varie decine, in possesso del ricercatore olandese. Questi fu ben lieto di suscitare la meraviglia del dottore, ma di cedere lo strumento neanche a parlarne. La curiosità dello scienziato di Delft non si esauriva mai. Ogni luogo ed ogni cosa erano oggetto delle sue indagini. Così, un giorno, dopo essersi lavato i denti, notò una strana sostanza bianca che si era formata tra un incisivo e l'altro, il tartaro. Con una punta di metallo ne staccò un frammento che immerse in una piccola quantità d'acqua pura. Dopo qualche tempo, osservò una goccia di mistura; ancora una volta si trovò davanti a qualcosa di sorprendente: l'acqua seminata con il tartaro della sua bocca era piena di organismi infinitamente piccoli: Leeuwenhoek aveva scoperto i batteri, i più piccoli organismi che la natura abbia creato. I microscopi del grande olandese erano molto curati nella lavorazione, ma, in ogni caso, molto primitivi e costituiti da una sola lente, una cosa ben diversa dagli strumenti moderni, composti da più lenti. Sembra incredibile, perciò, che il ricercatore sia riuscito ad osservare organismi difficili da guardare anche con strumenti notevolmente più complessi. Eppure non ci sono dubbi, Leeuwenhoek lasciò disegni accurati anche dei batteri, prova indiscutibile della sua scoperta. Alla fine degli anni '90, un biologo inglese, Brian J. Ford, decise di ripetere le esperienze di Leeuwenhoek e di altri utilizzando tecniche e microscopi analoghi. I risultati dei suoi esperimenti hanno tolto ogni dubbio: lo scienziato olandese vide effettivamente i batteri. Del resto era noto che Anton fosse molto cauto e comunicava le sue scoperte solo dopo aver ripetuto più volte le esperienze. Trovò batteri anche negli intestini, nelle feci, e fu il primo uomo al mondo a vedere gli spermatozoi ed i globuli rossi del sangue.

Con il passare degli anni, la fama di Anton van Leeuwenhoek si diffuse in tutta Europa. Ricevette la visita dell'Imperatore di tutte le Russie, Pietro il Grande. Anche la regina d'Inghilterra gli rese visita a Delft, per guardare nei suoi microscopi. Ad ottantacinque anni continuava ancora nelle sue osservazioni, ma sempre si rifiutò di rivelare il segreto dei suoi metodi di lavorazione delle lenti. Nel 1723, all'età di novantuno anni, sentendosi prossimo alla fine, chiamò al suo capezzale il fedele amico Hooguliet. "Amico mio", gli disse, "ti prego di tradurre in latino le due lettere che vedi sul mio tavolo e di spedirle alla Royal Society di Londra!". In questo modo, il grande scienziato mantenne fede all'impegno che aveva sottoscritto, accettando la nomina di socio: "Vi sarò fedele fino alla morte". Si chiudeva così l'esistenza terrena di un uomo che aveva aperto al genere umano un nuovo, infinito, orizzonte!

Amici del Microscopio © 2000-2017

Powered by Romyx.net